Recensione I monologhi della vagina

La rivoluzione inizia dal corposecondo Eve Ensler

immagine dal web

Il monologo è un artificio della tecnica narrativa che riproduce il succedersi, talvolta illogico e tumultuoso, dei pensieri e degli stati d’animo di un personaggio. Pensate poi se per questo ‘personaggio’ consideriamo la ‘vagina‘.

Già, perché Eve Ensler con questo libro fa proprio questo: ascoltando la storia di 200 donne nel corso degli anni racconta il vissuto di esse attraverso il sentire delle loro vagine.

Ma cosa significa?

Partiamo proprio dalle domande sulla vagina che l’autrice, nonché drammaturga, ha fatto alle donne sorprendendole, tipo: cosa direbbe in due parole? che cosa indosserebbe se si vestisse?

Oppure come la chiamereste?

Dalle interviste si scopre che molte di queste non l’hanno mai chiamata VAGINA ma <cosina, figa, fica, fessa, mona. E ancora topa, sorca, bernarda, tana, farfalla, caverna, passera, patonza, meringa> .

Cosa fa allora Eva Ensler con questo libro?

Rompe un tabù, dandole voce, chiamandola per il suo VERO nome, Vagina, pensate un po’.

Perché è una parola invisibile – una parola che suscita ansia, imbarazzo, disprezzo e disgusto (..) perché credo che ciò che non si dice non venga visto, riconosciuto e ricordato.

tratto da I Monologhi della Vagina, Eve Ensler

Ciò che poi di straordinario fa, con questo gruppo eterogeneo, è quello di esprimere con forza, passione, crudeltà la consapevolezza di ciascuna donna che si racconta.

Va in scena così la cognizione di se stesse sotto forma di racconto, ma attenzione! non è di solo piacere che si parla. Anzi, sono soprattutto le storie di violenza che prendono voce, storie di mutilazioni, dolore, di stupri, di corpi-oggetto.

I monologhi della vagina, Eve Ensler. Amazon Link Affiliato

Di vissuti che le hanno trasformate e dilaniate passando proprio da lì, dalla <cosina> che per molti non può essere nominata e che sta laggiù, zitta, silente.

E’ bene aggiungere che Eve Ensler ha alle spalle una storia di soprusi paterni, pertanto sa anche lei di questo sentire, non se lo inventa.

Vagina. Fa paura dice Ensler pronunciare questo nome perché si ha l’impressione di sfondare un muro invisibile fatto di colpa e disagio.

Poi, dopo che l’hai detta per la centesima o la millesima volta, ti viene in mente che è la tua parola, il tuo corpo, la tua parte più essenziale.

tratto da I Monologhi della Vagina, Eve Esler

Forse in queste poche sue righe si riesce a cogliere il senso dei monologhi.

Il tempo infatti ci ha espropriato di questa presa di coscienza segreta e abbiamo finito di ingoiare i nostri vissuti, siano essi felici o meno, pensando che fosse solo una questione nostra, privata.

Ma è davvero così?

La risposta è NO e diventa necessario parlarne. La questione infatti prende la sua piega di responsabilità sociale e il personale diventa politico.

Il personale è politico de I monologhi della Vagina

Immagine dal web

Cosa significa?

Una delle prime cose che scopriamo in questi gruppi è che i problemi personali sono problemi politici. Non ci sono soluzioni personali in questo momento. C’è solo un’azione collettiva per una soluzione collettiva.”

Carol Hanisch

Questo è lo slogan di Carol Hanisch, attivista e saggista statunitense formulato durante la seconda ondata femminista degli anni ’70.

Tra i tanti significati che può assumere la frase, quella che si lega maggiormente al succo di questo piccolo libro, è quello di comprendere la necessità di un’azione sociale e politica per rimuovere stupro, violenza di genere e domestica, MGF.

Questa passa ad esempio dalla consapevolezza che seppur il ‘problema’ sembra limitarsi alla persona che incassa il sopruso la responsabilità è anche della collettività che fa finta di niente.

Esempio: una donna vittima di violenza domestica subisce un attacco personale che diventa politico a causa di una società incapace di educare al rispetto e alla parità di genere ed evitare, quindi, episodi simili nel privato (vi invito ad approfondire questo concetto leggendo l’articolo di Bossy ‘Il Personale è Politico“: storia e significato dello slogan femminista’).

Il monologo che si lega a questo discorso? Ne ho abbastanza, da pelle d’oca.

Torniamo a noi.

Mi rendo conto che la tematica è molto complessa e noi siamo fili tesi di questa trama.

Abbiamo anche noi Ostetriche comunque delle responsabilità e ci riflettevo proprio durante la lettura.

Cosa possiamo fare vi state chiedendo? Parliamo di visita ginecologica

immagine dal web

Ve lo spiego subito e lo faccio a partire da uno dei monologhi del libro: La mia vagina è arrabbiata.

Come ci relazioniamo con la vagina della donne che accogliamo e visitiamo (in travaglio, per esempio, o per la valutazione del pavimento pelvico)?

Siamo mosse dal rispetto e dall’ascolto o solo dall’atto della pratica clinica?

Il racconto si esplica in più aneddoti dentro lo stesso soliloquio e quello appunto che ci riguarda è stato sulla visita ginecologica.

Pensateci un attimo.

Invitiamo la donna a prepararsi, spogliandosi.

Poi la facciamo sdraiare con le gambe su staffe naziste (così le chiama Eve Esnler) e da lì a rilassarsi.

Rilassarsi.

Ma ci pensiamo mai alle enormi difficoltà davanti le quali le mettiamo inconsapevolmente?

D’altronde è il nostro lavoro, diciamo a noi stesse, ogni giorno tutti i giorni, facendoci però scadere nell’automatismo delle azioni.

Non vi capita mai? Mmm.

Ma quante di loro sono davvero a loro agio? Poche, pochissime ve lo assicuro, nonostante le nostre solite rassicurazioni bonarie.

(..) perché le staffe d’acciaio in stile nazi, l’orrendo e freddo speculum che spinge dentro di te? Che cos’è questa faccenda? La mia vagina è arrabbiata per queste visite. Si mette sulla difensiva settimane prima. Si chiude, non si rilassa. Non vi fa innervosire? <<Rilassi la vagina, rilassi la vagina>> Perchè? La mia vagina è intelligente – sa cosa sta succedendo – si deve rilassare così tu puoi infilarle quel freddo speculum dentro. Esame vaginale? Non penso proprio. sembra più un’esecuzione vaginale.

tratto da I monologhi della vagina, Eve Ensler

Insomma, le vagine vanno messe comode, fatte respirare, ascoltate.

Creiamo soluzioni comuni per problemi che non sono personali e che riguardano tutte.

Da qui dovrebbe perciò passare la nostra, seppur piccola e quasi insignificante, azione politica trasformando un disagio in benessere, in accoglienza, o in qualcosa di simile.

Un consiglio di lettura ad occhi chiusi

Che lavoro incredibile che ha fatto, eh? Il libro lo trovate diviso in due parti. La prima dedicata ai monologhi della vagina appunto, la seconda ad interventi mondiali che sono stati integrati di anno in anno, Monologhi spotlight.

Sapevate o no, che è grazie a questo libro che è nato il movimento attivista V-Day per porre fine alla violenza sulle donne?

Un fenomeno internazionale quindi, un percorso di rivendicazione e di denuncia mondiale.

I monologhi della vagina a teatro

La trasposizione teatrale dei monologhi poi è qualcosa di assolutamente meraviglioso, credetemi.

Ho riso, ho pianto. Ho fatto entrambe le cose contemporaneamente.

Va in scena la prima metà del libro.

Io l’ho guardata dopo la lettura, estasiata e con il cuore in gola.

Potete recuperarla su YouTube:

Concludendo, giuro

E’ la riflessione che vi suggerisco, ancor prima del libro e della sua lettura. Il sentire parte da dentro, dalla cosina. Pensateci 😉

Passa dalla gioia e dalle lacrime, come il monologo crudele sullo stupro delle donne bosniache.

Stillavo dolore, insieme a nausea e capogiro. Sia nel leggerlo, che nel sentirlo recitare.

L’assurdo, racconta Eve Ensler, è che alla fine di ogni spettacolo ( ha fatto il giro del mondo) veniva avvicinata dalle donne che si rivelavano più nei loro episodi di violenza che di piacere.

Ecco perché si rafforza la volontà in Eve Esler di darle voce.. perché <prendere parola è un atto di resistenza>.

Educare la società alla consapevolezza, alla profondità delle nostre esperienze, al parlarne. A vivere pienamente il nostro essere, il nostro sentire, senza colpa o disagio.

Un monologo di dolcezza

Ma voglio lasciarvi con delizia, sì. Quella del monologo sulla nascita, dal titolo Ero lì nella stanza, e si rivolge alla Vagina con tanta amore e referenza:

Restai lì e, davanti ai. miei occhi, la sua vagina all’improvviso diventò un grande cuore rosso pulsante.

Il cuore è capace di sacrificio.

E così la vagina.

Il cuore è capace di perdonare e riparare.

Può cambiare forma per farci entrare,

Può allargarsi per farci uscire.

E così la vagina.

Può soffrire per noi e tendersi per noi, morire per noi

e sanguinare e sanguinolenti immetterci in questo difficile mondo meraviglioso.

E così la vagina.

Io ero li nella stanza.

tratto da I monologhi della vagina, Eve Ensler

Vagina che guarisce, che ama, che da vita.

Meraviglia.

Alla prossima Book Review,

Marie C.

*Nota: il link Amazon è un affiliazione
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