Postpartum: come migliorare l’assistenza?

Dall’American College of Obstetricians and Gynecologists come ottimizzare il supporto dopo il parto.

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Si tratta di un modello americano di assistenza al postpartum* suggerito dall’American College of Obstetricians and Gynecologists che contiene consigli e suggerimenti su come impostare l’assistenza durante il ‘Quarto Trimestre’.

*PER NON FARE CONFUSIONE – Postpartum inteso, secondo la classificazione anglo-americana a cui si attiene l’articolo, il periodo che segue il parto (che in Italia chiamiamo puerperio riconoscendo invece come postpartum solo le 2 ore seguenti dall’espulsione della placenta).

Cos’è il Quarto trimestre, ti starai chiedendo?

Avevo già risposto alla domanda nell’articolo presente qui sul Blog: Postpartum: le ultime novità dall’ACOG.

Per Quarto Trimestre si intende un nuovo approccio all’assistenza che diviene ‘continua‘ per poi concludesi con una visita completa non più tardi della 12^ settimana dopo il parto.

Ma come è possibile impostare questo modello?

Le raccomandazioni ci vengono appunto suggerite dalla Commitee Opinion Optimizing Postpartum Care pubblicata  dall’ACOG qualche mese fa e possono essere riassunti nei tre punti:

  1. Assistenza continua
  2. Consulenza prenatale informativa sul postpartum
  3. Pianificazione

Concedetemi prima di approfondirli una breve info introduttiva sul Postpartum.

Cos’è il Postpartum?

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Secondo la classificazione anglo-americana, il postpartum include le settimane che seguono il parto.

Queste sono considerate un periodo critico sia per la donna, il neonato che per tutta la famiglia.

Non voglio attribuire al termine critico una connotazione negativa però.

Lo associo più a delicato in quanto la donna è chiamata a rivoluzionare sè stessa in termini di cambiamenti fisici, sociali e psicologici.

Insomma, ad una nuova sé.

A questo fa da contorno il dover recuperare energie dopo il parto, adattarsi ai cambiamenti ormonali che seguono la nascita e ad  imparare al  contempo a prendersi cura del neonato.

E’ chiaro come la nascita rappresenti oltre un momento di gioia pure una serie di sfide per la mamma che vanno dalla perdita di sonno, alla fatica, al dolore, alle difficoltà legate all’allattamento, allo stress e per ultimo, non per importanza, alla perdita del desiderio sessuale.

Cosa fare pertanto?

Lasciare la donna alla deriva di questo nuovo ruolo?

Nient’affatto!

Vediamo allora cosa suggerisce il modello americano nell’attuare le raccomandazioni proposte.

Postpartum: ottimizzare l’assistenza

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1) Assistenza continua

Concepire l’assistenza come un processo continuativo e non una singola visita dopo il parto (in genere effettuata dopo la 4^ – 6^ settimana dal parto) con servizi e supporto personalizzato della donna.

Paradigma visita postpartum dal documento della Committee Opinion 736

Pertanto, come possiamo vedere dall’immagine sopra:

  • contatto con tutte le donne entro le prime 3 settimane dal parto
  • processo di assistenza continua dalla 3^ alla 12^ settimana dal parto, con modello woman-centered care.

Ricordo che il modello tradizionale in adozione include la visita entro la quarta-sesta settimana dal parto. Fine.

Perchè l’ACOG si impegna in questa svolta?

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In America circa il 40% delle donne non effettuano la visita postpartum. E questo non è un dato da sottovalutare. Una mancata assistenza durante il periodo dopo il parto impedisce infatti la gestione di eventuali condizioni di salute critiche e l’accesso all’efficace contraccezione.

Infatti l’incremento della percentuale di donne che partecipano alla visita postpartum è uno degli obiettivi della Healthy People 2020*.

* Healthy people è un programma di promozione della salute e di prevenzione delle malattie sostenuto dall’ United States Department of Health and Human Services che si pone vari tipi di obiettivi a cadenza decennale.
Quali strategie sta adottando per incrementare la percentuale di donne a sottoporsi alla prima visita postpartum?
  • Discutere dell’importanza dell’assistenza al postpartum durante la visita prenatale
  • Ricorrere a consulenti alla pari
  • Supportare lo staff durante l’assistenza intrapartum
  • Personale adeguato per il  postpartum
  • Piano di follow-up del postpartum programmando appunto le visite prima delle dimissioni
  • Uso della tecnologia (mail, messaggi e app) che aiutino la donna a ricordare/gestire gli appuntamenti
  • Concedi familiari retribuiti

2) Consulenza prenatale informativa sul postpartum

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Fornire alle gravide una guida che anticipi gli aspetti caratteristici di questo periodo per aiutarle sia nella pianificazione futura dell’assistenza nonché nella transizione genitorialità – benessere della donna.

In essa bisognerebbe discutere della nutrizione del neonanto, del baby blues, della salute emozionale del postpartum, della gestione di eventuali malattie croniche e delle sfide legate al recupero dal parto.

Sempre durante la consulenza prenatale andrebbe discussa pure la salute riproduttiva della donna pianificando eventuali gravidanze successive e contraccezione – le donne dovrebbero ad esempio essere informate di evitare gravidanze in intervalli di tempo inferiori a 6 mesi (Conte Agudelo et All, 2006).

3) Pianificazione dell’assistenza postpartum

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Questa dovrebbe essere rivista subito dopo il parto includendo familiari e amici che forniranno supporto materiale ed emozionale alla donna dopo il parto.

Le puerpere inoltre hanno spesso dubbi su chi contattare in caso di assistenza dopo le dimissioni, pertanto, è necessario fornire istruzioni scritte e informazioni di contatto del postpartum care team.

Come già riferito sopra, tutte le donne dovrebbero avere contatto con l’ostetrica o il medico entro le 3 prime settimane dal parto.

Postpartum care plan: quali elementi include?

Concretamente, ecco cosa dovrebbe includere la pianificazione secondo l’ACOG:

  • Care team: nomi, numero e indirizzo
  • Visite del postpartum: data, ora e luogo; recapito per rimodulare l’appuntamento
  • Nutrizione del neonato: metodi e supporto pratico
  • Salute riproduttiva della donna: discutere sulle eventuali gravidanze successive e dei metodi contracettivi
  • Complicazioni cliniche gravidiche: in caso di patologie insorte in gravidanza o difficoltà del parto discutere di queste raccomandando al contempo follow-up e test di controllo
  • Benessere della donna: la salute mentale è una componente importante nell’impostazione dell’assistenza. Pertanto discutere di ansia, baby blues e depressione postpartum
  • Complicanze del postpartum: raccomandare la gestione di quest’ultime (esempio? esercizi del pavimento pelvico in caso di incontinenza urinaria).
  • Malattie croniche: pianificare trattamento e follow up insieme al team di competenza

Visita del post partum: quando effettuarla?

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La visita postpartum ha tipicamente luogo tra la 4^ e la 6^ settimana dopo il parto (tradizionalmente 40 giorni dopo).

Secondo i suggerimenti proposti dall’ACOG il primo contatto con la puepera dopo il parto dovrebbe avvenire entro la 3^ settimana dal parto e la visita  postpartum invece approfondita è prevista non più tardi della 12° settimana dal parto. Comunque essa dovrà essere pianificata in base alle esigenze della donna (modello woman centred care) in quanto molto spesso le donne sono costrette a tornare a lavoro prima dei 40 giorni.

Il processo di assistenza continua dovrà tener conto della valutazione degli aspetti fisici, sociali e psicologici della donna:

  • umori e benessere emozioanale
  • care del neonato e allattamento
  • sessualità, contraccezione e gravidanze future
  • sonno e fatica
  • recupero fisico dal parto
  • gestione malattie croniche
  • matenimento delle stato di salute

La donna inoltre ha la possibilità di poter discutere di eventuali complicanze insorte durante il travaglio o il parto. Trovare supporto e conforto in quella che potrebbe essere stata per lei un’esperienza traumatica.

Le informazioni e i dati clinici andranno registrate e documentate in una cartella clinica.

Conclusione

Si è potuto constatare di come nel modello sopra descritto l’assistenza mette la donna e i suoi bisogni al centro di tutto (woman-centered care ) perchè solo così è possibile poter garantire il suo benessere fisico e mentale a lungo termine.

Non dimentichiamoci che questo tipo di approccio è stato più volte ribadito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, vedi post Il parto secondo l’OMS: guida all’assistenza ostetrica

Ritornando al postpartum e all’importanza di questo periodo, suggerirei la lettura di due articoli presenti qui sul Blog:

Depressione postpartum: cresce l’ansia legata al corpo in una società indifferente

Immagine tratta dal post

Depressione postpartum: la guida su come affrontarla

Immagine tratta dal post

In Italia, purtroppo, la postpartum care non è garantita alle donne che si trovano spesso da sole ad affrontare paure e perplessità tipiche di questo nuovo ruolo.

Chissà, forse unendo le forze, la loro e la nostra, qualche piccolo passo verso la consapevolezza potrebbe essere compiuto.

Per attuare questo tipo di assistenza bisognerebbe partire proprio dall’urgenza del cambiamento che sta sfuggedo agli organi di competenza.

Un po’ disilussa, lo ammetto, mi chiedo quanto ancora dovremmo aspettare.

Alla prossima Review,

Marie C.

Nota: l’articolo sopra ha solo uno scopo informativo e non sostituisce nessuna linea guida.

Reference:

https://www.acog.org/Clinical-Guidance-and-Publications/Committee-Opinions/Committee-on-Obstetric-Practice/Optimizing-Postpartum-Care

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