Alimentazione vegana in gravidanza: le linee guida

Quali sono le raccomandazioni da fornire alle donne vegetariane o vegane in caso di gravidanza?

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Secondo le ultime linee guida italiane SIGO, AIGOI, AGUI sulla Nutrizione in Gravidanza e durante l’allattamento, il numero degli italiani che hanno scelto questo stile alimentare è in forte crescita.

Si fa sempre un po’ di confusione quando ci si addentra in questa tematica, soprattutto quando si parla di gravidanza.

Cosa mangiare? Quali sono le carenze? Quali i rischi per madre e feto?

Una dieta vegetariana o vegana non si limita solo ad eliminare alimenti di origine animale e/o i loro derivati ma include un consumo di nutrimenti di origine vegetale necessari per integrare i micronutrienti mancanti.

E’ bene chiarire un concetto sin da subito:

una dieta vegetariana ben pianificata, inclusa quella vegana, può essere nutrizionalmente valida, con risultati positivi per madre e bambino –  Linee guida Italiane

Uno studio di metanalisi non ha infatti evidenziato importanti differenze sia sugli esiti della gravidanza (come pre-eclampsia, parti prematuri), sia sulla salute materna e del feto, eccetto alcuni casi di ipospadia.

A quale carenza la donna vegana in gravidanza può andare incontro?

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Le donne vegane in gravidanza possono andare incontro più facilmente a una carenza di zinco, ferro e vitamina B mentre hanno riportato una carenza meno frequente di folati e magnesio.

Cosa si valuta in caso di gravidanza?

I livelli di assunzione di vitamina B.

Il problema o comunque la difficoltà durante la valutazione per medici o ostetriche è che non esiste attualmente un metodo, né un livello standard di riferimento, per valutare la carenza di vitamina B.

L’Institute of Medicine ha stabilito nell’intervallo 120 – 180 pmol / L la carenza di vitamina B.

Tuttavia, non si può diagnosticare lo stato di vitamina B adeguato semplicemente in base al livello complessivo di B12, poiché possono esistere carenze anche a concentrazioni superiori al cut-off.

I primi segni di una carenza di vitamina B possono essere accompagnati da altri marcatori ‘clinici’ che ne determinano lo stato.

Esempio?

  • aumento del volume medio dei globuli rossi corpuscolari
  • comparsa di anemia macrocitica megaloblastica
  • deficienza di folati
  • livelli elevati di omocisteina

Tuttavia è l’acido metilmalonico è il più specifico nel rilevare la carenza di vitamina B12 ed è quindi il test di scelta per molti medici.

E’ importante che Il rischio di carenza di vitamina B12, anche per un breve periodo, deve essere evitato.

Nelle linee guida si cita infatti una revisione sistematica della letteratura basata sulla concentrazione ematica di B12 tra i vegetariani evidenziando la presenza di una carenza compresa tra il 17% e il  39% delle donne in gravidanza.

Quali sono gli alimenti dove è maggiormente contenuta la vitamina B12?

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La vitamina B12 si trova in natura nel manzo, in alcuni tipi di pesce (aringa, sardine, sgombro), nei molluschi, nelle uova, nel latte e nei latticini.

E’ completamente assente negli ortaggi.

Quali sono i rischi associati alla carenza di vitamina B12?

I rischi connessi alla carenza di vit. B12 nei bambini nati da madri vegetariane, senza integrazioni, includono

  • crescita intrauterina inadeguata
  • ritardi nello sviluppo neurologico
  • possibili conseguenze nell’infanzia.

Per conclundere, qual è la più importante raccomandazione tratta dalle nostre linee guida?

Counselling per la donna con dieta vegetariana o vegana.

Esso dovrebbe includere una discussione sull’introduzione di cibi rinforzati con B12 e ferro e sulla necessità di una eventuale integrazione perchè non basta l’assunzione dei multivitaminici.

Pertanto, il consulto con uno specialista dovrebbe ritenersi opportuno.

Sul blog, si è discusso anche di Alimentazione in gravidanza: international guidelines a confronto 😉

Alla prossima Review,

Marie C.

Reference:

http://www.aogoi.it/media/5067/lg_nutrizioneingravidanza-2018.pdf

 

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