Mutilazioni Genitali Femminili: Tolleranza Zero

Il 06 Febbraio si celebra la Giornata Internazionale tolleranza zero per le Mutilazioni Genitali Femminili, scopriamone le linee guida italiane.

Immagine dal web

Aggiornato Febbraio 2019

In questo giorno di Tolleranza Zero, chiedo un’azione globale più intensa e concertata per porre fine alle mutilazioni genitali femminili e sostenere pienamente i diritti umani di tutte le donne e le ragazze –  Secretary-General António Guterre, WHO 2019.

Giornate Internazionali che sensibilizzano il Mondo.

Pratiche condannate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità perchè privano la donna del suo DIRITTO alla SALUTE.

E tu sai cosa sono le mutilazioni genitali femminili? 

Immagine dal web

Mutilazioni genitali femminili – definizione secondo WHO

Immagine dal web

Le FGM o MGF (female genital mutilation) comprendono tutte le procedure volte ad alterare o danneggiare i genitali femminili per ragioni non mediche e sono state riconosciute, a livello internazionale, come una violazione dei diritti umani delle donne e delle ragazze.

La pratica riflette infatti la radicata ineguaglianza tra i sessi e costituisce una forma estrema di discriminazione contro le donne.

Viola i diritti della salute, della sicurezza e dell’integrità fisica, il loro diritto di essere liberi da torture, crudeltà, dai trattamenti disumani o umilianti e dal loro diritto alla vita quando la procedura provoca la morte.

I rischi maggiori e conseguenze a lungo termine

Oltre che umilianti, le mutilazioni genitali sono estremamente dolorose. Le bambine che vi sono sottoposte possono morire per cause che vanno dallo shock emorragico  a quello neurogenico (provocato dal dolore e dal trauma), all’infezione generalizzata (sepsi).

Per tutte, l’evento è un grave trauma: molte bambine entrano in uno stato di shock a causa dell’intenso dolore e del pianto irrefrenabile che segue.

Immagine dal web

Le conseguenze sono:

  • la formazione di ascessi, calcoli e cisti,
  • la crescita abnorme del tessuto cicatriziale,
  • infezioni e ostruzioni croniche del tratto urinario e della pelvi,
  • forti dolori nelle mestruazioni e nei rapporti sessuali,
  • maggiore vulnerabilità all’infezione da HIV/AIDS, epatite e altre malattie veicolate dal sangue,
  • infertilità,
  • incontinenza,
  • maggiore rischio di mortalità materna durante il travaglio o emorragia al momento del parto.

Dati epidemiologici secondo UNICEF e UNFPA e programma internazionale

Secondo i dati dell’UNICEF e dell’UNFPA, nel mondo, oggi, almeno 200 milioni di ragazze e donne in 30 paesi hanno sofferto di una qualche forma di mutilazione genitale.

Immagine dal web

Le ragazze fino ai 14 anni sono 44 milioni del totale delle vittime di mutilazioni. La più alta incidenza di casi in questa fascia di età si registra in Gambia (56%), in Mauritania (54%) e in Indonesia, in cui circa la metà delle ragazze fino a 11 anni ha subito la pratica.

Immagine dal web

Metà delle donne e delle ragazze mutilate vive in tre paesi – Egitto, Etiopia e Indonesia.

Il programma congiunto UNFPA-UNICEF contro la MGF ha supportato 17 Paesi a intraprendere un approccio olistico e integrato per porne fine. E’ possibile poterlo consultare qui UNFPA-UNICEF Joint Programme to Eliminate Female Genital Mutilation.

In Europa

A causa dell’aumento dei flussi migratori, il fenomeno inevitabilmente ha coinvolto anche l’Europa.

Proprio lo scorso 18 Gennaio 2018 è stata avanzata un’interrogazione parlamentare. Inoltre, è possibile consultare il Joint Statement on the International Day of Zero Tolerance for Female Genital Mutilation pubblicato proprio ieri 05 febbraio 2018.

L’Unione europea infatti è impegnata a lavorare collettivamente per eliminare le mutilazioni genitali femminili combattendo ogni forma di violenza nei confronti delle donne e delle ragazze, nonché a sostenere l’impegno degli Stati membri al riguardo. Secondo l’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (EIGE) vi sono vittime in almeno 13 Stati membri.

Immagine dal web

I soggetti interessati impegnati nell’eliminazione di tale pratica sostengono che occorre rafforzare la cooperazione intersettoriale e integrare la questione nei settori:

  • sanità
  • assistenza sociale
  • asilo
  • istruzione
  • applicazione della legge
  • giustizia
  • protezione dei minori
  • media e comunicazioni

poiché il fatto di subirle o vivere nel rischio di questo incide sulla vita delle ragazze e delle donne in diversi modi.

Occorre che questi settori siano pronti ad offrire protezione e servizi adeguati alle vittime o alle vittime potenziali.

In Italia: le linee guida

Il Governo italiano, da anni impegnato su questo fronte attraverso il Dipartimento per le pari opportunità, ha promosso e sostenuto diverse azioni di contrasto al fenomeno.

Secondo l’ActionAid sarebbero tra 61.000 e 80.000, secondo uno studio dell’Università degli Studi Milano–Bicocca le donne presenti in Italia sottoposte durante l’infanzia alla mutilazione dei genitali. Le donne provenienti dalla Somalia presentano una prevalenza più alta (83,5%), seguite da Nigeria (79,4%), Burkina Faso (71,6%), Egitto (60,6%) ed Eritrea (52,1%).

Immagine dal web

Si può aderire alla mobilitazione online attraverso l’hashtag #endFGM.

Sono state delineate nel 2007 le linee guida dal Ministero della Salute per le figure sanitarie professionali (e non solo) che operano con le comunità di immigrati provenienti da paesi dove questa pratica è condotta.

L’intento è di realizzare un’attività di prevezione, assistenza e riabilitazione della donne e delle bambine già sottoposte. Il documento era stato già anticipato dal Progetto sulle MGF del programma della Regione Emilia Romagna intorno agli anni 2000.

Linee guida Italiane per i professionisti sanitari

Immagine dal web

Qui di seguito ne verranno solo elencati i punti salienti.

Le linee guida del Ministero forniscono inizialmente definizione, diffusione della pratica, in Europa e in Italia, e le origini storico-culturali.

Perchè si esegue? Per ragioni:

  • Socio-culturali
  • Igieniche ed estetiche
  • Spirituali e religiose
  • Psicologiche e sessuali

Tra queste incuriosisce tristemente l’identità di genere.

Vengono collocate tra le tradizioni che segnano il passaggio dall’infanzia all’età adulta, un rito attraverso il quale si diventa “donna”. Un’identità di genere costruita socialmente che darebbe senso ad un’identità biologica, attraverso la manipolazione fisica del corpo, l’asportazione della parte “maschile” dell’apparato genitale femminile (clitoride). In tutti i paesi sono praticate su bambine per espressa volontà e convinzione della madre, dei genitori e dell’intera comunità.

Chi le effettua?

Immagine dal web
Nei villaggi dei Paesi interessati vi sono donne, generalmente anziane e autorevoli, che con rudimentali strumenti, in condizioni igieniche precarie,con anestetici e disinfettanti naturali, intervengono sulle bambine, traendo da questa attività un reddito.
Tutti gli organismi internazionali (OMS, Unicef, Unfpa) e gli Stati, siano essi occidentali, africani o medio orientali, sono tutti concordi nel ritenere che le MGF rappresentano una grave violazione dell’integrità fisica, psichica e morale delle donne, una grave violazione di uno dei diritti umani fondamentali che è il diritto alla salute.

Quali sono  i «principi» di intervento

Innanzitutto fare in modo che le strutture sanitarie siano preparate per affrontare queste problematiche, che gli operatori sanitari e socio-culturali siano informati sull’esistenza di queste tradizioni e sappiano offrire alle donne sottoposte a tali pratiche il supporto necessario sia nella maternità che nelle patologie legate ad esse.
Per fare questo, è necessario che essi acquisiscano una conoscenza scientifica nel corso della loro formazione universitaria e post-universitaria.

Linee guida: approccio, visita, gravidanza e parto

Come approcciarsi alla Donna

Immagine dal web
L’approccio ad una donna che ha avuto esperienza di MGF dovrebbe essere di tipo multidisciplinare.
  • Ogni operatore sanitario che si occupi di salute femminile dovrebbe essere in grado di rispondere ai bisogni delle donne che hanno subito le MGF impostando un rapporto medico-paziente disteso e di fiducia ed evitando reticenze, imbarazzi e curiosità.
  • Il primo aspetto da curare nell’incontro tra paziente e professionista sanitario dovrebbe essere quello della comunicazione interpersonale
  • L’approccio clinico e psicologico ad una donna che ha avuto esperienza di MGF dovrebbe essere effettuato preferibilmente da operatori di sesso femminile (ginecologhe, infermiere, ostetriche, psicologhe). Ove ciò non è possibile l’operatore sanitario di sesso maschile dovrebbe essere sempre assistito ed operare alla presenza di una o più collaboratrici di sesso femminile.
Personale specializzato dovrebbe essere previsto per affrontare le situazioni a rischio.

Visita ginecologica

  • La visita ginecologica può essere difficile e dolorosa, talvolta addirittura impossibile da effettuare; l’operatore, nell’effettuare la visita con delicatezza, dimostrando conoscenza e rispetto della cultura di appartenenza della donna e della pratica stessa, non dovrebbe insistere nell’effettuarla se questa provoca dolore eccessivo. Limitarla allo stretto necessario.

Assistenza alla gravidanza e al parto

  • L’assistenza alla gravidanza e al parto dovrebbero essere effettuate con particolari accorgimenti nelle donne con MGF, anche in considerazione del fatto che tali pazienti vanno più facilmente incontro a complicanze.
  • Particolare importanza riveste la prima visita che sarebbe opportuno effettuare non appena accertato lo stato gravidico.

In Italia è vietato effettuare la reinfibulazione, ma è doveroso riparare meglio possibile le eventuali lacerazioni perineali come per una partoriente senza MGF.

Deinfibulazione

Immagine dal web
  • La deinfibulazione andrebbe eseguita per le MGF di tipo III e per tutte quelle che occludono in qualche modo l’ostio vaginale. La deinfibulazione è un intervento chirurgico riparativo che si prefigge di creare un ostio vaginale normale e ricostruire, per quanto possibile, una partenza di piccole labbra a protezione dell’ingresso vaginale.
  • L’intervento può essere parziale o totale a seconda che il taglio apra completamente la linea di fusione delle parti mutilate o si fermi appena al di sopra del meato urinario, e viene richiesto prima del matrimonio, o prima o durante la gravidanza per evitare un taglio cesareo, o al momento del parto.
  • La deinfibulazione annulla gli effetti della MGF (in tutto o in parte) da un punto divista fisico, ma non ripara i danni psicologici che dovrebbero essere trattati da personale competente

Per chi volesse approfondile e leggere interamente il testo, Linee guida MGF Ministero della Salute.

A queste altresì aggiungo le ultime LG per il riconoscimento precoce delle vittime di mutilazioni genitali femminili o altre pratiche dannose.

Immagini dal web

Dal Dipartimento per le pari opportunità, dicembre 2017.

«L’obiettivo delle linee guida consiste nel fornire delle indicazioni agli operatori dei Cpsa (Centri di primo soccorso e accoglienza), Cda (centri di accoglienza) e dei Cara (centri di accoglienza per richiedenti asilo), sul modo in cui ci si debba comportare di fronte a presunte vittime di MGF, matrimoni forzati o altre pratiche dannose, e su come promuovere il loro accesso a risorse adeguate e sicure, alla protezione internazionale per ragioni legate alla violenza subita».

E’ possibile consultarle cliccando qui.

Conclusioni e riflessioni

Immagine dal web

Lo sviluppo sostenibile richiede pieni diritti umani per tutte le donne e ragazze. The Agenda for Sustainable Development 2030  promette la fine di questa pratica entro il 2030 – UN Secretary-General António Guterres

Così affermano le Nazioni Unite.

Personalmente ho scritto  l’articolo con un morso alla stomaco.

Essere violati della propria libertà di Donna mi fa pensare a quanto sia stata fortunata a nascere/crescere in una cultura diversa.

Mi terrorizza la ‘tradizione’ che giustifica una violenza fisica e psicologica come questa, inflitta alla bambine.

Consapevolezza, informazione e riflessione.

Siamo Donne e ognuno di noi conosce la propria dimensione femminile, sessuale, sociale. Non parlo di tacchi, vestiti e make up.

E’ qualcosa di più intimo, profondo, sensoriale. Dovrebbe essere quello il nostro IO che ci identifica e non la privazione di una parte di sè.

Quella donna non è diversa da te che stai leggendo o da me seduta che scrivo il post.

Ci divide solo un’unica differenza: non è libera.

Alla prossima Review.

Marie

Sitografia

1 http://www.who.int/life-course/news/events/0-tolerance-to-female-genital-mutilation/en/

2 http://www.unwomen.org/en/news/stories/2017/2/statement-ed-international-day-of-zero-tolerance-for-fgm

3 https://www.unicef.it/doc/7338/mutilazioni-genitali-femminil-tolleranza-zero.htm

4 https://www.unicef.it/doc/371/mutilazioni-genitali-femminili.htm

5 www.actionaid.it/informati/notizie/giornata-mondiale-contro-mutilazioni-genitali-femminili

6 http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_769_allegato.pdf

7 http://salute.regione.emilia-romagna.it/documentazione/leggi/regionali/linee-guida/le-mutilazioni-genitali-femminili-mgf-nella-popolazione-immigrata-raccomandazioni-per-i-professionisti

Rispondi