Settimana della Prevenzione del Cancro alla Cervice Uterina

Dal 21 al 27 Gennaio 2019 si celebra in Europa la Cervical Cancer Prevention Week.

E in Italia? Scopriamo come e quando eseguire Pap test, HPV test e HPV vaccino.

Aggiornato Gennaio 2019

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Comincia oggi 21 Gennaio 2019 per poi concludersi domenica la settimana di consapevolezza alla prevenzione del carcinoma al collo dell’utero.

L’articolo seguente ci informa su

  • come effettuare la prevenzione (Pap test, HPV test e HPV vaccino) e
  • piano di screening italiano: quali linee guida?

Donne, pronte? Scopriamolo insieme.

Cervical Cancer Prevention Week in Europa

La Jo’s Cervical Cancer Trust, organizzazione inglese dedicata alle donne affette da carcinoma cervicale (o anomalie della cervice), ha questo 2019 lanciato lo slogan mediatico #SmearForSmear che letteralmente significa ‘una sbavatura per il Pap Test‘ ( smear infatti in inglese significa striscio, un modo informale per chiamare il pap test).

Cosa invitano a fare sui social per sensibilizzare la campagna di prevenzione?

Postare un selfie con una ‘sbavatura’ sul viso (che sia pure di rossetto, ad esempio) e incoraggiare anche con poche parole di effettuare il test di screening.

Io l’ho fatto.

#smearforsmear 2019
#smearforsmear 2019

Secondo infatti la Jo’s Cervical Cancer Trust, il pap test riesce a prevenire il 75% dei casi il carcinoma cervicale, pertanto,  sebbene alcune di noi trovino il test ‘fastidioso’, ne è importantissima la prevenzione!

La campagna di sensibilizzazione (che sia con selfie sbavato o meno) serve comunque  proprio ad

assicurarsi che ogni donna comprenda l’importanza dello screening nella prevenzione del cancro cervicale.

Mia cara Donna allora, non sai cosa fare nella pratica?

Contatta la tua ostetrica o il tuo medico ginecologo, chiedi informazioni, chiedi come e dove è possibile effettuare il test, in che cosa consista e cos’è il vaccino HPV che tanto senti parlare.

E se vuoi ricevere delle prime delucidazioni in merito continua a leggere questo post 😉

Carcinoma della cervice uterina: cos’è?

Immagine dal web

Come frequenza è il secondo tumore della popolazione femminile di tutto il mondo, preceduto dal tumore alla mammella e seguito dal tumore del colon retto.

Rappresenta ancora oggi un problema sanitario di rilevanza mondiale anche se negli ultimi anni grazie agli strumenti di prevenzione si è verificata una significativa diminuizione sia dell’incidenza che della mortalità.

Il principale fattore di rischio per lo sviluppo della neoplasia è l’infezione da papillomavirus (HPV).

Gli altri fattori includono:

  • promiscuità sessuale
  • il non utilizzo di metodi di barriera
  • inizio precoce dell’attività sessuale
  • partner sessuali multipli
  • immunodepressione

Circa un terzo delle lesioni pre-neoplastiche della cervice regredisce spontaneamente, soprattutto displasie di basso grado, mentre il 25% progredisce in carcinoma in situ o più raramente verso un carcinoma invasivo.

Diagnosi precoce: il Pap test

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Il sospetto diagnostico di cervicocarcinoma si pone sulla base di un referto dubbio o positivo dell’esame citologico cervicale (Pap test). Esso consiste nell’esfolizione indotta di cellule normali o patologiche dal collo dell’utero.

L’indagine è eseguita, oltre che in pazienti sintomatiche anche in campagne di massa in popolazione asintomatica per l’evidenziare precocemente le donne portatrici di carcinoma del collo dell’utero e dei suoi precursori (CIN).

In Italia

Esecuzione del Pap Test, dal sito dell’AIRC:

Lo screening per il tumore del collo dell’utero in Italia, secondo le indicazioni dell’Osservatorio nazionale screening, prevede l’esecuzione di un Pap test ogni tre anni nelle donne con un’età compresa tra i 25 e i 64 anni.

Non è indicato eseguire il Pap test prima dei 25 anni. 

Le infezioni da Papillomavirus sono infatti più frequenti nelle fasce di età più giovani, ma nella quasi totalità dei casi regrediscono spontaneamente.

Sottoporsi all’esame, dunque, esporrebbe inutilmente le ragazze a ulteriori esami non esenti da rischi. Allo stesso modo, per una donna che risulti negativa al Pap test a 65 anni, si può escludere questo tumore anche per gli anni futuri, visti i tempi di sviluppo molto lenti.

Che cosa succede se è positivo?

Se il Pap test risulta positivo, lo screening prevede l’esecuzione della colposcopia, un esame che permette la visione ingrandita del collo dell’utero attraverso una particolare lente. A questa si può far seguire una biopsia. Se l’esame istologico conferma la presenza di una lesione precancerosa, il trattamento consiste nella sua asportazione attraverso tecniche micro-chirurgiche eseguite ambulatorialmente e in anestesia locale.

Non tutte le lesioni pretumorali necessitano tuttavia del trattamento: a questo si ricorre soltanto per quelle in stadio più avanzato, dal momento che quelle più semplici potrebbero regredire spontaneamente.

Sito AIRC

Vi segnalo inoltre uno studio italiano pubblicato sul Bmj Open  sulle differenze geografiche e socioeconomiche nella diffusione di Pap test e mammografia in Italia: Geographical and socioeconomic differences in uptake of Pap test and mammography in Italy: results from the National Health Interview Survey

I dati italiani dall’Osservatorio Nazionale screening

Lo screening cervicale visto da “Passi”

Sulla base dei dati raccolti dal sistema di sorveglianza Passi, si stima che in Italia nel 2014-2016 circa tre donne 25-64enni su quattro (79%) abbiano eseguito un Pap test o un test dell’Hpv preventivo entro i tempi raccomandati.

La copertura complessiva al test preventivo raggiunge valori elevati al Nord (87%) e al Centro (84%), mentre è più bassa al Sud (68%).

A livello delle Regioni partecipanti al Passi sono presenti significative differenze (range: 59% Calabria – 90% Emilia-Romagna).

Dal Pap-test al HPV-test

A proposito di prevenzione, recentemente si sono rese disponibili nuove tecnologie applicabili allo screening cervicale: la citologia in fase liquida (Thin Prep) e i test molecolari per l’identificazione del DNA del papilloma virus umano (HPV).

Ricordo brevemente che sono stati identificati 200 genotipi di HPV, di cui 30 sono ad alto rischio, dotati quindi di potere oncogeno. Quelli responsabili di circa il 70% dei carcinoma cervicali invasivi e delle lesioni intraepiteliali di alto grado (HSIL, CIN 2-3) sono i ceppi HPV-16 e HPV-18.

Lo studio che conferma che il test HPV è più sensibile rispetto al Pap test è italiano.

E’ del 2010 ed è possibile poterlo consultare subito nel link di seguito ‘Efficacy of human papillomavirus testing for the detection of invasive cervical cancers and cervical intraepithelial neoplasia: a randomised controlled trial’ .

L’HPV test

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Grazie all’ottima sensibilità e all’alto valore predittivo, questo esame è stato inserito nel protocollo diagnostico delle lesioni intraepiteliali della cervice uterina.

Il test HPV consiste nel prelevare un campione di cellule del collo dell’utero con la spatola a forma di cono che deve essere ruotata per tre volte nel canale cervicale in senso antiorario e successivamete immersa in un flacone contenente liquido di conservazione.

Deve essere ripetuto ogni 5 anni invece che ogni 3 anni come il Pap-test.

Indicazioni:

  • donne dai 30-35 anni, sotto tale età è ancora raccomandato il Pap test
  • donne con referti citologici dubbi (ASCUS)
  • per selezionare pazienti da inviare al secondo livello (colposcopia)
  • pazienti con lesioni intraepiteliali lievi e moderate per prevederne la regressione, la persistenza o la progressione
  • nel follow up di pazienti sottoposte a trattamento per patologia cervicale (HSL), come test per valutare il rischio di recidiva
  • nei casi di discordanza citocolposcopica.

Nei casi in cui il test HPV risulta positivo, il materiale prelevato si esamina anche al microscopio (Pap test), senza bisogno di richiamare la donna per ulteriori accertamenti. Se anche questo esame però conferma la sua positività, si procede con la colposcopia.

Sempre dal sito AIRC, lo screening con il test HPV al posto del Pap-test trova più lesioni del collo dell’utero di quelle che trova il Pap-test ed è quindi più protettivo, pur esponendo a un maggior rischio di falsi positivi, cioè di lesioni considerate sospette che a successivi accertamenti invece si rivelano innocue.

E’ se questo determinasse un eccesso di interventi? Riflettiamoci.

Prevenzione primaria: il vaccino

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La presenza dell’HPV in tutti i carcinomi della cervice ha portato ad intensificare gli studi sulla messa a punto di vaccini specifici. La possibilità di poter approntare  un  vaccino è stata resa possibile grazie alla scoperta delle VLP (virus like particles) che sono di fatto la capsula esterna del virus. La somministrazione genera una reazione immunitaria simile a quella che si avrebbe per contatto con il virus originario rendendo così l’organismo immune dall’aggressione dei veri virus.

In Italia oggi sono disponibili due vaccini contro il papillomavirus:

  1. vaccino bivalente – protegge contro i tipi 16 e 18 (i tipi di virus in grado di causare le lesioni pretumorali)
  2. vaccino quadrivalente – offre una protezione anche contro i tipi 6 e 11 (quelli che causano il maggior numero di condilomi).

La campagna di vaccinazione contro l’HPV è indirizzata agli adolescenti di entrambi i sessi, preferibilmente intorno agli 11 e i 12 anni di età.

La vaccinazione è offerta gratuitamente e attivamente alle bambine nel 12° anno di vita (11 anni compiuti) in tutte le Regioni italiane dal 2007-2008.

E’ possibile consultare il documento il calendario delle vaccinazioni previste dal Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2017-2019.

Sempre in Italia, il Piano Nazionale Prevenzione 2014-2018 ha dato indicazione a tutte le Regioni di introdurre il test HPV in sostituzione del PAP test entro il 2018.

A tal proposito infatti, nel Documento finale della Consensus ConferenceDefinizione del percorso di screening nelle donne vaccinate contro l’HPV”  si discute di protocolli e strategie da attuare in Italia visto che nelle Regioni ci sono le prime ragazze vaccinate, all’età di screening, contro l’HPV. Questa nuova situazione pone la necessità di rivedere le strategie dei programmi di screening organizzati. Il problema è reso ulteriormente complesso dal fatto che in tutta Italia è in atto il passaggio dallo screening basato sul Pap-test all’HPV test.

Tra i quesiti: a quale età iniziare lo screening? con quale test? con quale intervallo?

Per quanto riguarda l’età di esordio dello screening per le ragazze vaccinate nel dodicesimo anno di vita (+/- 1 anno), la giuria accetta la proposta di innalzamento dell’età di inizio dello screening a 30 anni.
 
Per il test di screening delle donne vaccinate, la giuria accetta la scelta del test HPV.
 
Invece, per le non vaccinate, in accordo con una strategia personalizzata, si deve prevedere il mantenimento dell’attuale protocollo con citologia di screening nella fascia 25-29 anni e test HPV con citologia di triage da 30 a 64 anni.
 
Per l’intervallo tra test di screening, la giuria riconosce l’assenza di evidenze sull’intervallo ottimale tra screening ripetuti nelle donne vaccinate, pur riconoscendo il forte razionale a favore di un intervallo maggiore di 5 anni, cioè di quello attualmente raccomandato per il test HPV nella popolazione femminile in genere.
 
Dal comunicato stampa, documento finale della Consensus Conference, dal sito GISCI.
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E’ possibile consultare le linee guida sullo screening del cancro del collo dell’utero del Gruppo Italiano Screening del Cervicocarcinoma (GISCI), un’associazione di esperti medici e ricercatori che le elabora dal 1996. Vin inserisco il link del documento.

Documento: Raccomandazioni sul test HR-HPV come test di screening primario 2^ Edizione

Conclusioni

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Consapevolezza e informazione: è su questo che dovremmo puntare come professionisti e come protettori della salute pubblica. Dobbiamo esserne la voce e l’esempio fornendo le giuste indicazioni e supporto, a tutti, uomini e donne.

Prevenzione è concedersi quelle possibilità in più che molte donne non hanno avuto la fortuna di avere.

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Vi ricordo che tutto il mese di Gennaio sarà dedicato a questo.

Se hai trovato utile il post potresti anche tu condividerlo.

And #smearforsmear  😉

Alla prossima Review,

Marie C

 

Bibliografia e sitografia

1 Libro M. Guana, R. Cappadona, A. Di Paolo, M. Pellegrini, . Piga, M. Vicario ‘La disciplina ostetrica. Teoria, pratica e organizzazione della professionde, seconda edizione, Mc Graw Hill

2 http://www.airc.it/cancro/screening/collo-utero/

3 http://www.salute.gov.it/portale/salute/p1_5.jsp?id=27&area=Screening

4 https://www.osservatorionazionalescreening.it/sites/default/files/allegati/comunicato%20stampa.pdf

5 https://www.jostrust.org.uk/get-involved/campaign/cervical-cancer-prevention-week-2018

6 https://www.osservatorionazionalescreening.it/content/lo-screening-cervicale-visto-da-passi

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